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Da leggere solo se vi va di sopportare una verbosa autopresentazione.
Scrivo romanzi, storie per l'infanzia, racconti, poesie, pièce e monologhi. Di questi ultimi parlo diffusamente nella cartella TEATRO. Dal gennaio 2026 frequento assiduamente il mondo della scuola primaria: traggo spunto dai miei romanzi di fiabe e tengo laboratori di scrittura creativa, ne parlo diffusamente nella cartella SCUOLA E FIABE.
Le scoperte iniziali furono due: il celebre aforisma di Schweitzer – quel che ciascuno può fare è solo una goccia nell'oceano, ma è ciò che dà senso alla propria vita – e la filosofia greca, e la sua centratura, sempre più convinta a partire da Socrate, sul valore della conoscenza.
In remoti giorni di un liceo romano nacquero così la dipendenza dalla lettura (sitis perpetua) e, nella diretta quotidiana, l’ascolto dell’altro, di quel ‘Tu’ di cui parlava Lévinas.
Ma il liceo della vita è sempre in corso, non a caso il Documento Miur Orientamenti per l’apprendimento della Filosofia nella società della conoscenza, 2017, riconosce il valore determinante della formazione permanente, il lifelong learning (vi ho appena rifilato il primo sintagma ostico).
Dapprima avvocato penalista, ho lavorato a contatto col mondo dello spettacolo; iscrittomi poi a Lettere, ho studiato italianistica. Ma fu una lunga degenza ospedaliera, paradossalmente, a trasformare per me la scrittura in forma di conoscenza del mondo.
Scrivendo La vita è molto più (Leone Editore 2013), un romanzo che mette al centro il dolore e l’amore di una famiglia e di un bambino autistico, e che apre inaspettati squarci di speranza, mi sono ritrovato a percepire realmente il mondo a cui mi avvicinavo, secondo la misteriosa capacità della scrittura.
L'esperienza della scrittura è diventata così azione pratica, riconfigurazione della realtà, nuova geografia dell’interiorità, finestra da cui far entrare il mondo.
Avevo appena pubblicato il romanzo, un pomeriggio mi recai per la prima volta nella sede di un’associazione che seguiva bambini con quel problema: il mio incontro con Francesco, il protagonista del libro, avvenne lì, dal vivo, in quell’ormai distante pomeriggio romano. Le sequenze svoltesi nel locale d’ingresso, le parole i sottintesi e i silenzi, sembravano tolti da alcune mie pagine.
Sempre nell’ambito di una scrittura dell’interiorità, rinvio alla mia pièce La terrazza, storia dell’intimo in tre tempi (nella cartella TEATRO).
E grazie anche alla mia attività nel penale sono nati, per esempio,
il dramma L’incontro, sulla realtà del femminicidio e sulla piaga, ora estinta, degli Ospedali psichiatrici giudiziari (sempre in TEATRO),
i racconti premiati Dopo ventidue c’è per sempre, ciò che restava di un uomo diventato parricida, e
La barca in superficie, dramma di una ragazza abusata dal padre.
Nuove madri è ambientato in Ucraina, e narra quello che le immagini dei servizi e dei Tg non dicono.
Sopravvivere è inevitabile segue l’infanzia (inclusa la barbara pratica della infibulazione), l’odissea e l’approdo in Italia di una ragazza fuggita dal Darfur.
Per questi e per tutti i racconti rinvio alle voci Intervista-curriculum e Narrativa.
Se la narrativa indaga, la poesia suggerisce la realtà di ciò che è vivente: questo è il senso che ho sempre creduto di imboccare nei miei libri di liriche. Rimando, per un esempio, alla poesia Quanta luce ha il dolore, tratta da In questo breve corso senza fine, puntoacapo Editrice 2015 (nell’archivio Video un estratto dalla premiazione. Poesia e Libri di poesia sono altre cartelle dedicate).
Da poeta non posso non provare conforto nel ricordare Heidegger quando dice “Ciò che resta lo fondano i poeti’”. Il problema è che cosa significa essere poeta. Come confessa Ana Blandjana, la poesia è per me tuttora un mistero.
E questo suo sottrarsi all’analisi non ha fatto che incrementare la mia ricerca, poetica e narrativa.
Ho sperimentato allora nuovi testi, mezzi per tentare di capire meglio gli altri, la vita, l’oltre. “La realtà è solo una parte di quello che avviene. C’è sempre un punto da cui far ripartire il seguito, che non ignori più le variabili scartate”, scrivevo in Premessa nella mia silloge di racconti L’occhio di Dio (LuoghInteriori 2020, sono disponibili in Video alcune fasi della premiazione).
Ero in buona compagnia, Wittgenstein dice che i confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo, perciò più scrivo più allargo il mondo. Il mio, almeno.
Lifelong writing quindi, scrittura permanente (e con questo chiuderei i prestiti dall'inglese)
Anche perché, come osserva la Kristeva, è il linguaggio il mezzo che può cambiare la società. Mentre oggi la non-società dei social impoverisce il linguaggio e quindi lo stesso pensiero, aggiungo.
Non bastava però, ho presto sentito il bisogno di andare oltre, vedere che cosa accadeva nei lettori più giovani.
E qui mi collego al mondo scolastico e al mio pluridecennale rapporto con la scrittura per l’infanzia.
Oggi che il fuoco dei conflitti monopolizza presente e futuro di troppi popoli, devastando la loro vita, cerco di comunicare anche ai giovanissimi il nuovo angolo di universo appena intravisto proprio dentro quel fuoco.
Alcune mie fiabe dedicate alla pace (penso al grande Mario Lodi, scomparso nel 2014, che scrisse fra l’altro Favole di pace) introducono fantasia, stupore, comicità: concretezza di una scrittura che mira a unire pedagogia e divertimento, e che, dai riconoscimenti ottenuti, sembra proprio muoversi in tale direzione.
Scrivere per l’infanzia vuol dire curare l’urgenza forse più trascurata.
Provando a decodificare il linguaggio per i più piccoli, potrei dire che la fiaba da me fermata su carta (in mezzo alla variopinta giornata di un bambino) è una proposta: leggerla a una scolaresca, in classe in biblioteca o a teatro, è invito a percorrere il sentiero nuovo che quel racconto ha già aperto in me, suo autore, quando l’ho concepito.
L’altra parte del racconto (forse quella prevalente) varierà da bambino a bambino, dipenderà dall’empatia e dall’attenzione del lettore (purtroppo spesso colonizzate dalla iperconnessione), ma seguirà i confini da me abbozzati, che poi concorreranno a formare il suo mondo possibile, etico e fisico, le sue stesse frontiere.
In questo sito c’è una cartella, Scuola e Fiabe, dedicata all’esperienza nelle scuole e alla mia narrativa per l’infanzia.

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